Giuliano Pozza

Sono un coach formato alla scuola di coaching di Giovanna Giuffredi (www.lifecoachitaly.it).

Ma sono anche un professionista che vive nel mondo del digitale ormai da 30 anni e che i sentieri, le strade, le mulattiere e anche (ahimè) le scorciatoie le ha viste tutte. Un po’ come Aragorn nel Signore degli Anelli conosceva tutti i sentieri della Terra di Mezzo, anche se non vorrei sembrare irriverente. E in diversi mercati: cooperazione internazionale, sviluppo software, consulenza, sanità e università. Ambiti eterogenei, ma con tante similarità. Perché la tecnologia cambia in fretta, ma l’uomo e le relazioni umane hanno (fortunatamente) dei pattern che si ripetono. Così come le dinamiche che si sviluppano nei team.

Nella mia carriera ho visto tanti professionisti, a volte con lo stesso potenziale in termini di capacità e di competenze, performare in modo completamente diverso. È il “gioco interiore”[1] che fa la differenza. A volte ho anche cercato di dare qualche consiglio, ovviamente qualche buon consiglio, solo per sperimentare che i consigli (buoni o cattivi) non servono a nulla. Non smuovono il cambiamento profondo e la consapevolezza che ci fa cambiare marcia.

 

Il coaching è diverso. Il coach non da consigli, il coach si affianca (o a volte sta dietro) e ti aiuta a scoprire le risorse che hai dentro di te. Ti aiuta a dominare il tuo gioco interiore e a sviluppare le competenze fondamentali per essere un professionista che porta valore in azienda e nella società. Per saperne di più, leggete il racconto “Le otto montagne delle competenze”.

Come coach, mi propongo a quelle professioniste e quei professionisti che stanno vivendo un momento di cambiamento nella propria azienda o nella propria carriera e che stanno cercando con onestà e senso di responsabilità di dare il meglio di sé per la propria organizzazione, i colleghi, la famiglia e la società. A volte, nella mia esperienza di coach, bastano due o tre domande ben poste per far nascere una nuova consapevolezza (da cum-sapere=sapere insieme) che cambia la prospettiva.

Un’ultima nota. Non sono un coach compiacente. Sfido i miei clienti. Faccio domande non consuete e a volte scomode. Se cercate qualcosa di accondiscendente, potete rivolgervi ad una qualsiasi chatbot AI, che vi farà sempre le domande che vi aspettate e si complimenterà con voi per le risposte che darete. In perfetto stile “sychophantic AI”[2].