AISIS (con accento sulla prima vocale, mi raccomando) è l’Associazione Italiana Sistemi Informativi in Sanità (https://www.aisis.it/). È un’associazione a cui sono molto affezionato, perché è una community di professionisti che lottano tutti i giorni per gestire ed evolvere i sistemi informativi nella sanità italiana: uno sforzo, vi assicuro, talvolta eroico. Di questo gruppo di professionisti ho fatto parte anche io per 15 anni, prima di spostarmi nel mondo universitario, e molte delle mie più solide amicizie professionali sono ancora in questo ambito. Per due anni ho anche avuto l’onore di servire come Presidente di AISIS, una delle esperienze più appaganti della mia carriera.

Ma cosa c’entra AISIS con il coaching?

C’entra perché, nelle primavera del 2026, ho finito il mio percorso di formazione e stavo cercando degli ambiti in cui poter praticare, insieme ai miei colleghi di corso, in modo da accumulare le ore necessarie per la certificazione. Ne ho parlato con Marco Foracchia, caro amico e attuale Presidente di AISIS, e lui ha aderito con entusiasmo alla proposta di creare un percorso di coaching per i soci AISIS. Anzi, lui stesso si è messo in gioco (ed è stato uno dei miei primi clienti!). Credo che ancora una volta AISIS si sia distinta per visione e innovatività: non molte associazioni offrono percorsi di questo tipo ai loro soci.

Il percorso ha coinvolto 19 soci AISIS come clienti: componenti del Board dell’Associazione, Direttori dei Sistemi Informativi, responsabili di unità, Project Manager e altre figure di responsabilità nelle principali strutture sanitarie italiane. I coach messi a disposizione erano invece 8, tutti formati alla scuola “Life Coach Italy” di Giovanna Giuffredi[1] nel corso che è terminato appunto a marzo 2026: Simona Barletta, Alessia Pinna, Hooman Mirmohammad sadeghi, Leandro D’Introno, Rossana Parrinello, Angelo Tozzi, Anna Pugliese (oltre a me ovviamente). Un dream team, con cui è stato fantastico collaborare!

L’esperienza è stata interessante perché, prima di arrivare alle sessioni di coaching vere e proprie, c’è stata una fase preparatoria, fondamentale per il successo dell’iniziativa. Siamo partiti con un webinar introduttivo per tutti i partecipanti, in cui i coach si sono presentati e in cui abbiamo condiviso lo spirito, il mindset e il codice etico di ICF. Poi abbiamo organizzato una serie di sessioni conoscitive: ogni potenziale cliente, tra i coach che si sono presentati, doveva sceglierne tre con cui fare delle sessioni uno a uno di reciproca conoscenza, quelle che gli americani chiamano di “chemistry sessions”. Quasi tutti hanno fatto tre sessioni, ma abbiamo posto un limite inferiore di due: non si poteva procedere oltre senza aver incontrato almeno due coach. Poi ogni cliente ha sottoposto una lista di tre scelte (due in pochi casi) ordinate per priorità di gradimento e, in base a queste scelte, sono stati fatti gli abbinamenti con i coach. In generale si è quasi sempre riusciti, pur rispettando un necessario bilanciamento del carico di lavoro tra i coach, ad assegnare al cliente la prima scelta o al massimo la seconda. Un paio di aggiustamenti si sono resi necessari in corso d’opera, ma nulla di drammatico.

Ma lasciamo parlare i dati

Dopo il percorso, è stato inviato ai clienti un questionario di gradimento e i risultati sono stati molto interessanti. Nel seguito verranno mostrati i dati raccolti alla data 30 settembre e rappresentano 16 clienti su 18 (alcuni clienti non hanno ancora terminato il percorso alla data di scrittura di questo articolo).

Innanzitutto, la valutazione media su una scala a 5 stelle è stata di 4,69:

Scala a 5 stelle

Il Net Promoter Score, a cui sono molto affezionato e che è un indice non semplice da scalare, è stato del 56%:

NPS

Interessanti anche le valutazioni su alcune dimensioni specifiche:

Grafico di valutazione

Grafico

In particolare l’auto-consapevolezza, uno degli obiettivi più importanti del coaching, è stata citata da quasi tutti i partecipanti come un’area di cambiamento significativo.

Dai feedback non strutturati (risposte libere), mi piace riportare alcune frasi significative. Alla domanda: “Qual è stato il momento o l’insight più significativo dell’intero percorso?” le risposte che più mi hanno colpito sono state:

  • “Ogni seduta è stata rivelatoria e significativa”
  • “Nel percorso, uno dei momenti più significativi, è stato quando ho capito che mi ero costruita un metodo per approcciare situazioni critiche e/o delicate”
  • “Una visione esterna ed obiettiva, non condizionata e non condizionante, ma orientata a stimolare la riflessione ed il lavoro personale aiuta moltissimo. Il senso del coach come facilitatore, che non sceglie, non giudica ma stimola il cliente a trovare la strada giusta da se è un ottimo modo per aprire il proprio “vaso di Pandora” e mettere ordine invece che lasciarsi trascinare dal caos …”
  • “Il momento nel quale ho “visto” con molta chiarezza il percorso da affrontare per raggiungere il risultato”
  • “La presa di coscienza che il più delle volte il tema alla base è autoconsapevolezza”

Una nota finale

La cosa che trovo più interessante del coaching è che in ogni sessione si impara qualcosa. E questo lo dico dal punto di vista del coach, non del cliente. In particolare per me, che condivido molte delle esperienze e delle complessità professionali condivise dai clienti, ogni percorso è un viaggio di scoperta con un partner con cui ci aiutiamo reciprocamente.

E non è retorica: spesso esco da una sessione esilarato per aver sperimentato quello stato di “flusso” puro su cui uno psicologo con il nome impronunciabile, Mihály Csíkszentmihályi, ha scritto dei libri bellissimi[2]. È quella che viene chiamata “la bolla del coaching”. E spesso, ripensando alla sessione, mi dico: “certo che quello spunto, quell’intuizione che il cliente ha avuto… potrei applicarla anche io nel mio contesto…”.

Sembra strano?

È la magia del coaching, che con pochi ingredienti (domande, ascolto, presenza, consapevolezza…) genera intuizioni profonde, risvegli di consapevolezza e un nuovo sguardo sulla propria vita. Come diceva (più o meno) anche Al Pacino… “È il coaching ragazzi, è tutto qui!”.

Mi piace chiudere con un’immagine, che il Presidente di AISIS Marco Foracchia (nonché mio cliente nel percorso di coaching) mi ha mandato alla fine del percorso.

Pozza e Foracchia

E la lascio commentare a Marco, con le parole che mi ha scritto e che ho riportato anche nella recensione:

“Questi momenti di riflessione sono diventati un “pit stop” tra una fase e l’altra, tra un passo e il successivo, regalando la serenità che deriva dalla consapevolezza delle scelte fatte. Sedersi su una panchina virtuale con Giuliano e guardare il panorama della mia vita personale e professionale, rileggerne il senso, le scelte, e ripensare i prossimi passi. E allora capisci il senso del Coach… che dalla panchina ti fa descrivere il panorama, e ti fa la fatidica domanda: “Da qui dove vorresti andare? E come posso aiutarti?” Un coach che ti affianca, e ti fa quelle domande che dovresti porti tu, ma non riesci. Non ti giudica, non ti spinge, ma gentilmente ti scuote per farti riflettere quando la stanchezza del quotidiano ti farebbe forse muovere d’istinto.”